12 January, 2019

“Addio Italia, non tornerò. ”

Una desolante constatazione che non sembra preludere ad una presa di coscienza: mancano cioè politiche per gestire sia l'esodo che il rientro e ancor meno per facilitare il percorso a chi parte (EB) 



Da Aise- “... I nostri giovani, gli emigranti degli anni 2000” è il titolo del docufilm prodotto dalla Fondazione Paolo Cresci a cura di Barbara Pavarotti.
Lanciato il 26 ottobre scorso a Lucca, dopo una prima tappa all’Ambasciata italiana a Madrid, il lavoro di Pavarotti – di cui è stata pubblicato online un trailer di presentazione – in questo 2019 sarà presentato anche a Roma e Pisa e Milano e, all’estero, a Londra, Monaco e Los Angeles. 
ITALIA ADDIO, NON TORNERÓ: LA SCHEDA DEL PROGETTO I dati sull’attuale emigrazione giovanile sono impressionanti.
Ognuno di noi ormai ha un figlio, un parente, un amico emigrato all’estero perché in Italia non ha trovato lavoro. Emigrare ora è facile: i curricula si inviano via internet e le aziende straniere coprono le spese del viaggio per il colloquio conoscitivo; gli stipendi sono adeguati e il sistema si basa sulla meritocrazia.
Per individuare i giovani, emigrati in 3 continenti, la Fondazione Cresci ha contattato, tramite i social, 70 Gruppi di Giovani Italiani nel mondo ed è entrata in contatto con circa 350.000 persone.
Il criterio di scelta, visto le numerose richieste di partecipazione al progetto, si è basato sulle mete preferite dai giovani: in Europa, Londra, Monaco ma anche la Spagna; negli Usa, New York e Los Angeles, le metropoli sulle sponde dei due Oceani; l’Europa dell’Est con Tallinn, città all’avanguardia nell’informatica; Melbourne per l’Australia.
Per quanto riguarda le professioni, sono stati intervistati giovani impegnati nelle attività più varie, e con titoli di studio diversi: pizzaioli, ristoratori, medici, ingegneri, astronomi, artisti, produttori cinematografici, imprenditori, professori universitari, dipendenti di aziende varie, ricercatori, baby sitter, fondatori di attività legate all’Italia. Vengono da quasi ogni regione italiana e sono nati, per lo più, negli anni ‘80 e ‘90. 
Il campione, seppure limitato, rispetto alle cifre impressionanti dei giovani all’estero, è risultato significativo. 
ALCUNI DATI Secondo l’ultimo rapporto della Fondazione Migrantes, nel 2017 hanno lasciato l’Italia in modo ufficiale per espatrio 128.193 italiani. 243.000 sono invece coloro che, sempre nel 2017, si sono iscritti all’Aire, l’Anagrafe italiani residenti all’estero. Secondo l’Ocse (l’organizzazione mondiale per la cooperazione e lo sviluppo) l’Italia è oggi all’ottavo posto nel mondo come paese di emigrazione. L’emigrazione italiana, fermatasi per decenni dagli anni ’70, è tornata ai livelli del dopoguerra. L’Italia vorrebbe essere lasciata da quasi un terzo dei residenti. Il costo di questo esodo è enorme. L’Italia forma giovani nel percorso scolastico e universitario che poi portano le loro competenze ed energie all’estero. Un danno economico che Confindustria ha calcolato in 14 miliardi di euro all’anno. Una perdita di “capitale umano” stimata in un punto di Pil, il prodotto interno lordo, ogni anno. 
Dati impressionanti che evidenziano un fallimento del sistema Italia. Il nostro paese, invecchiato e pessimista, non sembra più essere un posto per giovani. 
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