06 December, 2018

La vecchina ed il tiranno

Un illuminante confronto tra la sintesi degli antichi e la prolissità dell'Italiano moderno per esprimere la stessa conclusione.
LA VECCHIETTA SINCERA E IL TIRANNO DIONISIO
 Syracusis anicula deos cotidie obsecrabat ut Dionysius, crudelissimus civitatis tyrannus, incolumis sempre esset diuque viveret.
Dionysius, re nova cognita, mulierem in regiam adduci iussit precumque causam quaesivit. Anicula liberius respondit : “Olim Syracusis iniquus tyrannus imperium tenebat; cum e vita excessiset, ferocior tyrannus urbis arcem occupavit, ideoque vehementer cupiebam ut eius dominatus quam brevissimus esset. Sed postea habuimus te, omnium tyrannorum saevissimum et violentissimum. Ita deos pro tua salute obsecro, ne post mortem tuam tyrannus etiam peior civitati contigat”.
Tam liberum ac facetum responsum Dyonisius punire noluit et aniculam dimisit incolumen.
TRADUZIONE:
Allora, c’era a Siracusa questo tiranno di nome Dioniso che era un gran merdaiolo. Crudele e cattivissimo, tutti gli auguravano a ragione le peggio cose: che i Testimoni di Geova gli citofonassero tutte le mattine alle 6, che centrasse con ambo i piedi ogni cacca di cane della città, che sua figlia fosse fan di Justin Bieber e lo ascoltasse a palla, che alzandosi dal letto urtasse ogni volta lo spigolo del comodino scalzo ed altre carinerie di questo tenore.
Dioniso ovviamente sapeva dell’odio che i suoi cittadini nutrivano per lui, ma aveva proprio il letame nel cuore e se ne sbatteva fragorosamente le balle. Un giorno gli giunse voce di una vecchina che invece di unirsi al coro di maledizioni, pregava ogni giorno gli dei affinché lui godesse sempre di buona salute e vivesse a lungo. Stupito, il tiranno ordinò che questa singolare vecchietta fosse condotta alla sua presenza. Quando fu dinnanzi a lui, Dionisio le domandò spiegazioni. E la vecchia rispose:
“Quando ero solo una bambina a Siracusa c’era un tiranno fetentissimo, che aveva usurpato il potere promettendo un milione di posti di lavoro: raccontava barzellette che non facevano ridere, pensava solo alla figa ed al calcio, ci faceva fare figure di cacca con gli altri tiranni. Pregai a lungo gli dei affinché morisse, ed un giorno fui esaudita.
Al suo posto arrivò un tiranno peggiore di lui: ci faceva sgobbare dalla mattina alla sera ed aveva addirittura alzato l’età minima per la pensione. Chiesi tutte le sere agli dei che gli facessero venire un accidenti e mezzo secco, e loro ascoltarono le mie preghiere.
Quando morì, un dittatore ancora più stronzo usurpò la cittadella: vessava tutti con le tasse — addirittura infilando il canone per la TV nella bolletta elettrica — e la Pubblica Amministrazione aveva dei tempi di pagamento che ci potevi contare le Olimpiadi. Rivolsi nuovamente le mie preghiere agli dei affinché ce ne liberassero e nuovamente fui esaudita.
Ed arrivasti tu Dioniso, che sei l’apoteosi dello schifo, fastidioso come una colica sul treno, brutto come una caccola con il pelo dentro: per questo prego ogni giorno gli dei che ti donino salute e lunga vita; non c’è bisogno di essere Archimede per riconoscere una progressione aritmetica che punta dritta verso le nostre chiappe”.
E Dioniso rise alla sincerità della vecchia — pur rimanendo perplesso al riferimento ad Archimede, che Siracusa doveva aspettare ancora due secoli ed una decina di tiranni per vederlo — e rimandò la donna a casa senza farle alcun male.
CONCLUSIONE:
Questa storiella per dirvi: prima di lamentarvi di un politico/funzionario/statale/poliziotto/maestro/parroco/console o ambasciatore che fa decisamente schifo, aspettate se il successore  fa talmente cagare che speriamo a questo punto che duri per sempre.
Cordialità da EB
Conclusione liberamente ispirata da "Il triste mietitore"

No comments: