08 October, 2018

Emigrati dall'Italia fino al 1975.. e dopo?

Fa piacere che quando in Italia le cose vanno male, ci si ricordi di chi è partito per risolvere i suoi problemi personali e/o famigliari.
Con molta retorica e pochi risultati pratici; infatti dietro ad ogni dichiarazione di affetto non c'è mai nessuna offerta di correzione dell'atteggiamento che ogni emigrato ha sperimentato o sperimenta ogni giorno (AIRE, Carte d'Identità, voto all'estero, assistenza medica, guerra dell'INPS ai residenti esteri, Patronati, servizi consolari, accesso ai servizi on line dello Stato, depositi bancari e postali non movimentati, insegnamento dell'Italiano ai nostri figli, rappresentanze farlocche come Comites e CGIE, Ministro per gli Italiani all'estero diventato dipendente del ministero degli Esteri, RAI international e accesso alle reti Rai ecc. ecc.)

Se il Presidente mattarella è stato così bene informato sulle statistiche demografiche circa gli emigranti partiti dall'Italia FINO al 1975, potrebbe coerentemente citare le cifre DOPO il 1975 e allora scoprirebbe forse che con le impennate degli ultimi anni ci sarebbe più Italia fuori dai confini del Bel paese.
Sul valore di tali Italiani vale la spesa sentire il parere di una esperta antropologa in questo video.
Il messaggio di Mattarella è riportato dall'ufficio stampa RAI che persiste a parlare dell'emigrazione in quel ghetto mediatico e carrozzone clientelare che ha cambiato nome varie volte da RAI INTERNATIONAL a RAI Italia:



Sono davvero lieto di poter inviare, attraverso le telecamere di “L’Italia con voi”, un saluto caloroso a tutti gli Italiani e agli amici dell’Italia che, in ogni parte del mondo, attraverso “Rai Italia” hanno la possibilità di rafforzare il legame con la vita della nostra Patria; e con la nostra, bellissima, lingua italiana.
Durante le mie visite all’estero, come Presidente della Repubblica, ho sempre incontrato le comunità italiane o d’origine italiana, che vivono la loro vita familiare e professionale al di fuori dei confini nazionali. Si tratta di italiani perfettamente integrati nei Paesi in cui vivono ma che non rinunciano alle proprie radici.
Sono tanti. In circa cento anni, tra il 1876 e il 1975, sono emigrati dall’Italia quasi 26 milioni di Italiani. Si tratta davvero di una nazione fuori dalla nazione. Parliamo dei figli lontani, ai quali dalla madre Patria si guarda con ammirazione e con affetto particolari.
Per chi vive in Italia è sempre motivo di orgoglio sapere che le comunità di origine italiana si sono guadagnate, nel tempo, rispetto, stima, considerazione e simpatia per l’impegno dimostrato nel Paese che li ospita, in tanti campi.
Questi successi, naturalmente, non possono far smarrire il ricordo di storie di sofferenza e di privazioni, affrontate con determinazione e con coraggio dai tanti migranti che partirono verso un destino ignoto per porre le basi di una condizione di vita nuova e solida, che non gli era possibile in Patria. 
L’emigrazione italiana ha spesso dimostrato di saper dare un’impronta determinante nei Paesi di approdo, in termini di idee, di energia, di creatività: dalla politica, all’economia, dalla cultura, all’arte. E le comunità italiane vanno particolarmente ringraziate per la cura con cui si occupano anche di tenere vive, in ogni parte del mondo, la cultura e la lingua italiana.
C’è, nel mondo, una grande richiesta di Italia: si avverte, ovunque, attrazione per l’arte, il paesaggio, la cultura, la fantasia, il cibo, la moda, la lingua, la musica, la letteratura d’Italia. L’immagine che del nostro Paese si ha all’estero è migliore -decisamente migliore - di quella che qui, in Patria, talvolta ci rappresentiamo.
Voi italiani nel mondo, figli di emigrati o all’estero per motivi di lavoro o di studio, rappresentate autenticamente gli avamposti, i punti avanzati dell’amicizia tra l’Italia e gli altri Paesi.
In Italia, siamo fieri di voi. Io tengo a esprimervi questo sentimento. 

Agli Italiani all'estero ogni valutazione.

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