12 November, 2017

Ma nel PD non sono tutti fessi

Nel mio tentativo di capire cosa stia succedendo nella politica italiana e sperando di conservare un barlume di fiducia nelle istituzioni e nei compatrioti rimasti in Italia prima di ammettere che non hanno alcun rispetto né stima per  chi andandosene ha lasciato loro la mamma da curare ed il podere da coltivare, mi sono imbattuto in questa conversazione interna tra Piddini che mi lascia molto perplesso perché:
o il PD ha preso decisioni senza consultare nessuno della base che avesse potuto dare informazioni attendibili sulla realtà degli espatriati e quindi che ci fanno gli espatriati in un partito che se ne frega di loro?
o il PD ha una dirigenza che non è interessata agli espatriati se non per farsi viaggi di comodo per vendere i propri libri (E.Marino,) o partecipare al festival del cinema (Boschi) e quindi perché viene mantenuta a spese degli iscritti e dei cittadini che finanziano tale partito?

L'unico esempio accettabile è quello del presidente del Senato Pietro Grasso che se n'è andato: i partiti sono organizzazioni private e non vedo come si giustifichi l'appartenenza ad una associazione se non se ne condividono i fini una volta che si sia appurato che NON esiste alcuna possibilità di far cambiare direzione alla associazione cui apparteniamo come tristemente ammette Odoardo Di Santo nello scambio epistolare che riporto [il dialogo è pubblicato nelle pagine della Voce di New York in risposta ad una demenziale idea di un altro piddino recentemente trombato dalla direzione del suo partito = le enfasi sono mie]:

Da Odoardo Di Santo a Giuseppe [Cafiso (Segretario del circolo PD di Toronto)]
Caro Giuseppe
Ti ringrazio per aver avuto il coraggio di inviarci la lettera dell’On. Ettore Rosato e la lettera molto educata dei segretari PD. Ognuno ha la sua croce.
Quando l’ho letta non sapevo se indignarmi o crepare dal ridere.
Tutti abbiamo letto l’emendamento approvato che dice:
gli elettori residenti in Italia possono essere candidati in una sola ripartizione della circoscrizione Estero; 
GLI ELETTORI RESIDENTI ALL’ESTERO POSSONO ESSERE CANDIDATI SOLO NELLA RIPARTIZIONE DI RESIDENZA DELLA CIRCOSCRIZIONE ESTERO”
Il suddetto onorevole e’ convinto che noi cioe’ chi abita all’estero non puo’ capire “la realta’ ” estera perche’: ” per decenni non si e’ mai spostato da un luogo di lavoro o di vita” mentre la realta’ estera,cioe’ noi, la capisce bene “chi ogni giorno la frequenta spostandosi da un’area all’altra e da un paese all’altro.”Quindi dopo le prossime elezioni saremo invasi da battaglioni [di] chi si sposta da un’area all’altra e ci spiegheranno chi siamo ed in quale realta’ viviamo, perche’ siamo trogloditi che non ci siamo mai spostati e da un’area all’altra e da un paese all’altro, nemmeno da St.Clair a Woodbridge.
Chi scrive queste idiozie o e’ uno spudorato in malafede o e’ un idiota ignorante. Non ci sono parole per commentare. It’s sickening.Per quel che mi riguarda meglio il Canada. L’aria e’ piu’ pulita e non si sente il fetore.
Cari saluti a tutti
Odoardo
P.S.
Accludo il mio commento a caldo sulla legge elettorale
 Questa legge elettorale è una vergogna per chi l’approva

Author: Odoardo Di Santo
Category: Il Commento

TORONTO - La legge elettorale uno schiaffo a noi? No una vergogna per la classe politica italiana. In Italia come riferisce il Corriere Canadese, i deputati a Roma stanno discutendo la legge elettorale e, manco a dirlo, hanno riscoperto NOI cioè gli italiani, cittadini della madrepatria che viviamo all’estero. Era inevitabile. Ma ci hanno riscoperto per ricordarci che siamo cittadini di seconda classe, una marmaglia che non può essere eliminata, perché siamo cittadini, ma da far sparire tra le pieghe della ignobile legge che stanno raffazzonando tra poteste e colpi di mano.
La legge 459 del 2001 che dà il diritto di voto agli italiani all’estero fu elaborata in applicazione della riforma della Costituzione che garantiva l’elezione di 12 deputati e 6 senatori per rappresentare gli italiani all’estero.
Il deputato Maurizio Lupi è uno dei 300 e passa parlamentari che hanno cambiato casacca dal 2013, dimessosi da ministro delle Infrastrutture del Governo Renzi perché coinvolto in uno scandalo per una storia di corruzione incluso orologio Rolex (10.350 euro) per il figlio. Ha presentato un emendamento alla controversa legge elettorale, proponendo, senza vergognarsi:
1) il candidato in una circoscrizione estera non può candidarsi in Italia e 
2) gli elettori residenti in Italia possono candidarsi in tutte le circoscrizioni estere mentre i residenti all’estero possono candidarsi solo nella circoscrizione di residenza. 
Un altro emendamento di FI (Forza Italia) ancora più spudorato, poi decaduto, voleva impedire il voto per corrispondenza negando di fatto il diritto di voto a tutti gli italiani residenti all’estero al di fuori delle metropoli. Immaginate il Canada, l’Australia, il Brasile, l’Argentina.
L’emendamento del deputato Lupi riflette la mentalità di una classe politica cieca che ha perso qualsiasi senso di decenza. Pensa che noi italiani all’estero portiamo i sonagli e che possiamo fare solo coro quando i politici italiani vengono a spese dei contribuenti con il codazzo di amici, amanti e compari per decantare i vincoli tra "loro" e noi e l’immancabile ponte in perenne gestazione da costruire con la madrepatria.
Fessi e contenti, si illudono di pensare loro.
Gli italiani emigrati all’estero per fuggire alle condizioni disastrose dell’Italia nel dopoguerra hanno dato onore all’Italia affermandosi in ogni paese di accoglienza.
Perché? Innanzitutto per la capacità, l’orgoglio e l’ambizione di riuscire e secondariamente perché  accettati da paesi aperti al contributo dei "diversi". Da queste parti, gli italocanadesi si sono affermati in tutti i campi, ma per restringerci alla politica, nel giro di una generazione, hanno occupato posti di responsabilità a tutti i livelli fino alla Corte Suprema. Grazie ad un sistema politico aperto ed inclusivo che dà ai cittadini il diritto di votare per il candidato preferito, al contrario dell’Italia che con la legge vigente dal suo stesso autore definita "una porcata" i parlamentari vengono nominati dai capi dei partiti. Come? Non esistono le preferenze, ma solo liste bloccate cioè gli elettori votano per una lista.
Se in una regione il partito A conquista 4 seggi vengono eletti i primi quattro candidati che il "Boss" ha messo nella lista.
Con la nuova legge due terzi dei parlamentari saranno nominati dai capi dei partiti. Questa scellerata legge imposta a colpi di voti di fiducia è oltretutto esempio di cecità politica fatta per portare voti ai movimenti anti sistema come Cinque Stelle e certamente alla disaffezione dei cittadini. E che dire di Renzi che era stato accolto come rinnovatore perché, a suo dire, voleva "rottamare" il vecchio sistema ed è ora immerso nel fango fino ai capelli. L’emendamento Lupi era troppo. Commentatori paludati usano paroloni vuoti quali "diniego della democrazia", "diritti dei cittadini" ecc. La realtà è semplice.
In Italia impera una classe politica corrotta, la peggiore dal dopoguerra, attaccata alla poltrona che non vuole mollare. Ora vogliono impadronirsi anche dei seggi all’estero i cui rappresentanti sono gli unici "eletti", perché sono gli "unici" che sono stati votati con la preferenza.
L’emendamento di Maurizio Lupi era troppo, ma non è stato respinto con sdegno, se la parola decenza ha ancora senso. È stato modificato nel senso che i candidati residenti in Italia possono candidarsi solo in una circoscrizione estera, mentre noi residenti all’estero, cittadini di seconda classe non possiamo candidarci in Italia.
E per aggiungere scherno alla beffa ed involontariamente una nota umoristica, è stato approvato allegramente, senza voto di fiducia un emendamento secondo cui non è eleggibile all’estero chi ha ricoperto nei paesi di residenza cariche politiche o di governo nella magistratura o nelle forze armate negli ultimi dieci anni.
Non fa meraviglia che, dato il livello culturale della classe politica italiana, non hanno considerato che gli italiani all’estero nella categorie escluse dal diritto di candidarsi, siano qualificati più di gran parte dell’accozzaglia di Nominati e che si guarderebbero bene di essere contaminati dal fetore di una classe politica in decomposizione.
La legge elettorale non è solo uno schiaffo agli italiani all’estero è una vergogna per chi l’approva.
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From: Giuseppe Cafiso [mailto:circolopdtoronto@gma...]
Sent: October-16-17 2:59 PM
Subject: Fwd: Comunicazione dell'on. Ettore Rosato, Presidente Gruppo Pd, Camera dei deputati
Cari amici e compagni,
vi giro la recentissima comunicazione di Rosato ai Segretari
di Circolo all'estero in relazione al Comunicato messo insieme e sottoscritto
dalla maggior parte dei Segretari PD all'estero (allegato).
Cordialmente,
Giuseppe
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Forwarded message ----------
From: Relazioni Esterne PD <pd.relazioniesterne@camera.it>
Date: 2017-10-16 5:22 GMT-04:00
Subject: Comunicazione dell'on. Ettore Rosato, Presidente Gruppo Pd, Camera dei
deputati
To:
Ai segretari e presidenti di
circolo PD mondo,
inoltriamo la lettera a voi
indirizzata dall'on. Ettore Rosato, Presidente del Gruppo parlamentare PD,
Camera dei deputati.
Cordiali saluti

L'onorevole Lupi invece è stato intervistato a New York (dove temo sia andato a spese mie) e spiega di aver presentato il suo emendamento per favorire gli Italiani all'estero.
 dalla Voce di New York (vedi l'intera intervista) : 
...Abbiamo quindi chiesto conto all’ex Ministro proprio dell’emendamento alla legge elettorale Rosatellum che porta il suo nome, e che ha scatenato non poche polemiche tra i rappresentanti degli italiani all’estero. “Il fine dell’emendamento era quello di completare la riforma del voto degli italiani all’estero che il ministro Tremaglia aveva fortemente voluto”, ci  ha spiegato. “C’era un buco nella normativa che rischiava di rendere incostituzionale la normativa stessa. Quella norma consente al cittadino italiano residente all’estero di candidarsi in qualsiasi collegio italiano, ma non al cittadino residente in Italia di fare lo stesso all’estero”. “L’elettorato passivo è garantito a tutti”, ha aggiunto. “Io, se anche sono nel collegio di Lombardia, in Italia posso candidarmi anche in quello di Sicilia”, ha esemplificato.

A chi credere?  
Al prossimo voto l'ardua sentenza...

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