18 August, 2018

Per capire il disastro di Genova

"Chi è morto giace e chi è vivo si da pace" un proverbio che spiega come sulle tragedie che hanno insanguinato il popolo italiano si stende sempre un velo di silenzio e "Bisogna cambiare tutto per non cambiare niente", come scriveva Giuseppe Tomasi di Lampedusa ne "Il Gattopardo"
Spero che nei minuti di silenzio che ovunque vengono proclamati per celebrare le vittime, si levino mute preghiere di suffragio per le vittime. (Qui immagini della cerimonia dal sito di Lettera 43)


Nella ricerca di spiegazioni (no giustificazioni) ho trovato questa ricostruzione  a firma ROBERTO PECCHIOLI che offro a chi vuole capire prima di accusare o, meglio ancora, proporre correttivi.

Ho personalmente sperimentato come la gestione autostradale italiana sia una vera gestione mafiosa quando ho scoperto che guidare in una autostrada italiana durante uno sciopero del personale impone all'automobilista di andare a cercare l'ufficio più vicino della detta società concessionaria "Autostrade per l'Italia" (= Benetton) per pagare l'importo del pedaggio dovuto al Concessionario che ha il diritto di perseguirvi ovunque nel mondo per esigere il pagamento dell'importo dovuto. Ho dovuto pagare dal Canada oltre 90 $ per un pedaggio di meno di 3 (tre!) euro dovuti in un giorno di sciopero proclamato dai sindacati italiani allo scopo di danneggiare il datore di lavoro che invece, forte di una legge che non sapevo esistesse, non solo ha risparmiato sul costo del personale in sciopero ma ha anche guadagnato richiedendo un importo maggiorato per ritardato pagamento. Pazzesco ma lo Stato italiano ha legiferato in materia di diritto del concessionario autostradale a esigere il pagamento dei pedaggi in caso di sciopero.

Come funziona il sistema Stato > Concessionario ?
Ecco una risposta da https://www.maurizioblondet.it/ponte-morandi/

QUELLO CHE NON LEGGERETE SUI GIORNALI/1 – IL CAPITOLO DEL LIBRO DI MARIO GIORDANO, ‘AVVOLTOI’, (che potete acquistare) SULLE AUTOSTRADE, LA GALLINA DELLE UOVA D’ORO CHE DALLO STATO È FINITA A UNA MANCIATA DI PRIVATI: BENETTON E GAVIO (E I LORO SOCI) AMMASSANO MILIARDI SULLE SPALLE DEGLI AUTOMOBILISTI, INVESTENDO MENO DI QUANTO PROMESSO E RINNOVANDO CONCESSIONI ANCHE FINO AL 2050
Per loro una cuccagna, per noi una tassa occulta
L’ex ministro Di Pietro la definì «una cuccagna». Che c’è di meglio che gestire l’autostrada? Stai lì al casello, aspetti che passino le auto e fai i soldi. A ogni Capodanno, cascasse il mondo, arriva l’aumento delle tariffe. Ormai fa parte della tradizione: ci sono il veglione, il panettone, zampone, lenticchie, il conto alla rovescia a Times Square. E i rincari al casello. Dal 1999 a oggi le tariffe autostradali sono aumentate del 75 per cento, a fronte di un aumento dell’inflazione solo del 37 per cento. Non basta? Macché.
 Infatti nel gennaio 2018, puntuale come il botto dello spumante, è arrivato il botto di un ulteriore aumento: in media 2,7 per cento in tutta Italia, ma con punte del 12,89 per cento sulla appena citata Strada dei Parchi, del 13,91 per cento sulla Milano-Genova nel tratto Milano-Serravalle e del 52,69 per cento sull’Aosta-Morgex. Ci sono state proteste, rivolte di pendolari, sindaci in piazza con tanto di fascia tricolore, il magistrato anticorruzione Cantone ha aperto un’inchiesta, Milena Gabanelli si è indignata sul «Corriere» («perché tutti parlano dei sacchetti di plastica e nessuno interviene sui pedaggi?»). Ma nessuno è riuscito a rispondere alla domanda fondamentale: perché le tariffe dell’autostrada aumentano anche quando gli altri prezzi restano fermi? E soprattutto: dove finiscono quei soldi?.... Vedi su DAGOSPIA

13 August, 2018

Invadere vs. emigrare

Sulla "Voce di New York" leggo un coraggioso articolo a firma Fucsia Nissoli che avrei voluto vedere in passato (ossia prima del suo supporto al governo PD di Renzi che bocciò le sue proposte di riacquisto cittadinanza e la forzò a tagliare i fondi all'insegnamento della lingua italiana all'estero).
Non posso che proporlo per una adeguata riflessione urgente  e necessaria.

L’integrazione è prospettiva e saper costruire, altrimenti è invasione

I nostri nonni ed i loro padri, emigrati da una Italia senza opportunità, prima di vantare diritti hanno accettato i doveri derivanti dal loro “status” di immigrati


10 Ago 2018
Oggi, all’inizio di questo nuovo millennio, assistiamo, viceversa, a una invasione di soggetti senza alcuna visione e senza la benché minima volontà di adattamento, che pretendono, oltre a tutti i diritti (di cui non hanno mai goduto nei Paesi di origine) anche la possibilità di “insediare” le loro tradizioni in Paesi, ospitanti, che ne hanno diverse e millenarie
L’integrazione, la condivisione di culture, storie e sensibilità diverse, hanno fatto progredire il mondo. Non si sa chi abbia inventato la matematica e poco importa se i primi furono i fenici, gli egizi o i greci: resta il fatto che la condivisione di questa conoscenza è alla base della modernità. Allo stesso tempo, però, le invasioni hanno provocato danni incalcolabili. Sono due fenomeni in un certo qual modo simili, entrambi “migratori”. I risultati, però, sono enormemente differenti. Le intenzioni ne qualificano la matrice e, quindi, il fine.

L’invasione, infatti, non è fatta solo di eserciti. Gli arabi, quando tentarono di conquistare l’Europa, ammazzavano gli uomini ed i bambini e mettevano incinta le donne, per modificare la radice stessa delle locali popolazioni. Gli europei, al medesimo tempo, hanno perpetrato dominazioni ignobili, basate sulla crudeltà. Se davvero vogliamo guardare al futuro, dobbiamo “dimenticarci”, in qualche modo, di questo passato, altrimenti saremo eternamente vincolarti alle faide, come quelle mafiose. Le razze, in questo, come le “motivazioni” religiose, divengo la vera frattura fra esseri umani e questo è un fatto. Al contempo, però, non possiamo mettere sul medesimo piano quei flussi migratori che hanno consentito la crescita di intere nazioni, con le invasioni di disperati, questo è sicuramente vero, che vengono in Italia solo per avere diritti e nessun dovere.

Certo, non possiamo fare di tutta un’erba un fascio, ma il dubbio, serio, che questa migrazione selvaggia sia stata pianificata e che gli “scafisti” siano solo utili idioti è più che giustificato. Assistiamo a proteste quotidiane, cavalcate dalla sinistra, di immigrati che inneggiano ai loro diritti, per avere le connessioni internet, un cibo migliore, la casa, la sanità … tutti diritti che gli italiani hanno conquistato con lotte e che oggi pagano con il sudore della fronte. Comunque, nulla da ridire: se questi immigrati lavorano, pagano le tasse e contribuiscono al benessere sociale del Paese che li ospita. Nessun problema se accettano le leggi, anche quelle culturali e non scritte, che i loro Governi pretendono siano rispettate dagli stranieri che vanno in quei Paesi.

Però vale la pena ricordare che i nostri nonni ed i loro padri, emigrati da una Italia povera e senza opportunità, prima di vantare diritti hanno, senza indugio, accettato i doveri derivanti dal loro “status” di immigrati. Si sono rimboccati le maniche e, senza alcuna protesta, hanno contribuito alla crescita sociale ed economica di grandi nazioni, fra queste e non ultima, gli Stati Uniti. Molto spesso discriminati – ricordo, per tutti, il caso di Sacco e Vanzetti -, ma sempre prodighi di una visione: costruire. Oggi, all’inizio di questo nuovo millennio, assistiamo, viceversa, a una invasione di soggetti senza alcuna visione e senza la benché minima volontà di adattamento, che pretendono, oltre a tutti i diritti (di cui non hanno mai goduto nei Paesi di origine) anche la possibilità di “insediare” le loro tradizioni in Paesi, ospitanti, che ne hanno diverse e millenarie. Ovvero si propongo di distruggere, in particolare un equilibrio sociale costruito con fatica. I cittadini di Milano conoscono i raid notturni fra migranti sud americani che trasformano le città in campi di battaglia, confrontandosi a colpi di machete, ed anche qui solo uno dei mille esempi.

A questo, mi dispiace, dico no. E, con altrettanta forza, dico no a quei signori che, ricordando la nostra migrazione, vogliono giustificare questo fenomeno. No, non vi è paragone possibile e se qualche nazione, in passato, ha colonizzato quei Paesi africani o latino americani, traendone vantaggi, ebbene, è giunto il momento che ne “paghino il conto”, senza rimandare alle frontiere italiane gli immigrati provenienti da quegli stessi Paesi. Che siano loro a farsi carico dell’indigenza che queste colonizzazioni hanno creato. Io, come donna e come rappresentante di quei nostri connazionali che, con le rimesse, hanno ricostruito l’Italia post bellica, non posso che essere per l’integrazione , ma nel rispetto delle regole che i Governi di sinistra
non hanno mai saputo far rispettare. Sono certa di parlare anche a nome di questi stessi cittadini italiani, che vivono nel mondo quando ribadisco, con forza, che il nostro fenomeno migratorio è stato, nella quasi totalità dei casi, una fortuna per i Paesi che ci hanno accolti. Non mi pare di poter dire lo stesso rispetto al fenomeno che, soli, stiamo affrontando ormai da anni. L’integrazione è un altra cosa.


09 August, 2018

Svegliate i conti... in Italia

Per il primo ministro Conti... sarà un altro problema. ma se avete dei conti in Italia e non li avete movimentati (ossia non ve ne siete occupati) per gli ultimi dieci anni almeno, allora... leggete questo documento emesso dalla gentle e graziosa benevolenza del MAE detto anche MAECI o Farnesina. se invece sono passati 10 anni ormai dimenticatevi di averli avuti e pensate che avete contribuito a pagare i vitalizi di qualche fortunato senatore o funzionario del PD.
Come al soliti si tratta di un'altra bufala sulla pelle di chi ha lasciato l'Italia ma almeno questa volta prima di prendere i soldi degli emigrati si danno buona coscienza cercando (o facendo finta di cercare) i proprietari di quegli stessi soldi.

CONTI DORMIENTI

LE INFORMAZIONI DELLA FARNESINA

ROMA\ aise\ - Con una dettagliata informativa, il Ministero degli Affari esteri ricorda a tutti
gli italiani all’estero che a partire dal mese di novembre 2018 inizieranno a scadere i termini per
l’esigibilità delle somme relative ai cosiddetti “conti dormienti”, cioè gli importi affluiti al Fondo

Rapporto Dormienti a partire dal novembre 2008. 

08 August, 2018

Messaggio del ministro Enzo Moavero Milanesi

8 Agosto 2018

Messaggio del signor ministro Enzo Moavero Milanesi agli italiani all’estero
Cari Amici,
in occasione del 62° anniversario della tragedia della miniera di Marcinelle, in Belgio, desidero condividere con voi qualche breve riflessione, per rendere omaggio ai 262 minatori che l’8 agosto del 1956 persero la vita a Bois du Cazier.
Fra i morti si contarono 136 italiani, una tragedia immensa, una ferita profonda che l'Italia ricorda con la solenne Giornata del Sacrificio del Lavoro, in onore di tutti i lavoratori italiani ovunque nel mondo.
Ci inchiniamo davanti alla memoria di tanti caduti e non possiamo dimenticare un evento così drammatico che segna indelebile la nostra storia.
La stessa coscienza dell’allora nascente integrazione europea ne è rimasta scossa. Solo dopo il disastro di Marcinelle l’Alta Autorità della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio (CECA), fondata cinque anni prima, iniziò ad affrontare le questioni relative alla sicurezza sul lavoro. In precedenza, infatti, erano state negligentemente trascurate, nonostante lo stesso Trattato Ceca prevedesse dei riferimenti ai principi sociali e ai diritti base dei lavoratori.
Tuttavia, non possiamo non constatare come, ancora oggi - purtroppo - la legislazione in materia sociale dell'Unione Europea sia nel suo complesso carente, specie se comparata alla copiosa normativa emanata in altri settori. Un difetto di azione delle istituzioni comuni e dei governi degli Stati membri che, in giornate come questa, appare tristemente anacronistico.
Stiamo discutendo molto, negli ultimi anni, di rinnovamento europeo, di rilancio dell'Unione in una maggiore sintonia con i suoi cittadini. In una simile prospettiva, come chiesto da più parti, va data priorità all'Europa sociale, a un coerente tessuto di regole europee adeguate a garantire l'idonea tutela di chi lavora e una severa prevenzione degli incidenti nei luoghi di lavoro.
L'impegno del Governo italiano è di agire a fondo in tutte le sedi, nazionali ed europee, affinché ci sia una scelta di campo netta e siano prese le decisioni indispensabili. Dobbiamo fare ancora molto ed è davvero tempo di rompere i biasimevoli indugi del passato. Chiediamo all'Unione di adottare, rapidamente, una ben articolata agenda sociale, degna del suo nome, che includa nuove iniziative e riprenda le buone idee già messe sul tavolo anni addietro, ma mai concretizzate.
Lo dobbiamo alle innumerevoli vittime che oggi commemoriamo tutte, stringendoci al simbolo di Marcinelle. Lo dobbiamo al lacerante dolore dei loro famigliari. Lo dobbiamo alla nostra Italia che la Costituzione proclama, solenne, essere "fondata sul lavoro".
Riflettendo sul lavoro non possiamo non rievocare i tanti italiani che lasciarono le terre natie cercando all'estero un futuro migliore per se e per i propri figli, spesso affrontando viaggi incerti e pericolosi, condizioni impervie di vita. Siamo stati, fino ai primi anni sessanta del ventesimo secolo - appena ieri - una nazione di emigranti nel mondo.
Anche in Europa, siamo andati stranieri, in paesi stranieri, cercando lavoro. Partivamo, sovente con grandi disagi, alla volta di quegli stessi Stati europei (Belgio, Francia, Germania e altri) nei quali adesso possiamo andare a lavorare: cittadini dell'Unione Europea, fra altri cittadini della medesima Unione Europea, con analoghi diritti e doveri. Ecco, la libertà di circolazione dei lavoratori rappresenta un oggettivo, nodale risultato positivo dell'integrazione del 'vecchio continente'.
Fu difficile trovare uno spazio, in tessuti sociali diversi dal nostro, fra non poche ostilità e anche prove di solidarietà: ma fu possibile per tanti, tantissimi. Gli italiani emigrati e i loro discendenti hanno saputo inserirsi, a pieno titolo, con valore e vigore, nelle realtà estere in cui si erano recati. Le arricchirono con la loro opera, intellettuale e manuale. Tutti ce lo riconoscono e in alcuni paesi - pensiamo proprio al Belgio di Marcinelle - sono ascesi anche ai massimi livelli delle responsabilità di governo.
Riflettiamo con consapevolezza e giusto orgoglio su queste esperienze di molti fra i nostri padri e nonni. Riconosciamo, con convinto rispetto, il loro inestimabile contributo alla storia d'Italia e dei luoghi dove si recarono. Non scordiamoci mai dei loro sacrifici. Pensiamoci, quando vediamo arrivare in Europa i migranti della nostra travagliata epoca.
Cari Amici italiani, ovunque siate nel mondo, dovete sapere che la dedizione con la quale, quotidianamente, assolvete ai vostri doveri lavorando, rende migliore il nostro Paese e contribuisce alla sua reputazione positiva.
Vi giunga, dunque, il saluto fraterno del Governo e di tutti i compatrioti, nella speciale giornata dedicata a coloro che, proprio sul lavoro, hanno offerto il sacrificio estremo. Insieme, siamo affettuosamente vicini alle famiglie delle vittime di Marcinelle e delle tragedie del lavoro di ogni tempo.
Vi ringrazio per quanto avete fatto e state facendo per la nostra Italia.
Enzo Moavero Milanesi 
Ministro degli esteri