14 October, 2018

AIRE 6 motivi per iscriversi

Stabilito che l'iscrizione all'AIRE è un dovere civico, come votare alle elezioni e pagare le tasse, lascio ad ognuno di valutare se  i sei motivi elencati dal Ministero siano controbilnciati dagli N (elevato a potenza) inconvenienti sperimentati da chi si sia iscritto (perdita assistenza medica, no carte d'identità,  documenti ottenibili solo tramite Consolato locale ecc..)
Dalla Farnesina (a.K.a. MAE, aka MAECI aka Ministero degli Esteri) visitate questa pagina
che non elenca gli inconvenienti succitati e invece recita:

L’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (A.I.R.E.) è stata istituita con legge 27 ottobre 1988, n. 470 e contiene i dati dei cittadini italiani che risiedono all’estero per un periodo superiore ai dodici mesi. Essa è gestita dai Comuni sulla base dei dati e delle informazioni provenienti dalle Rappresentanze consolari all’estero.
L’iscrizione all’A.I.R.E. è un diritto-dovere del cittadino (art. 6 legge 470/1988) e costituisce il presupposto per usufruire di una serie di servizi forniti dalle Rappresentanze consolari all’estero, nonché per l’esercizio di importanti diritti, quali per esempio:

  • la possibilità di votare per elezioni politiche e referendum per corrispondenza nel Paese di residenza, e per l'elezione dei rappresentanti italiani al Parlamento Europeo nei seggi istituiti dalla rete diplomatico-consolare nei Paesi appartenenti all'U.E.;
  • la possibilità di ottenere il rilascio o rinnovo di documenti di identità e di viaggio, nonché certificazioni;
  • la possibilità di rinnovare la patente di guida (solo in Paesi extra U.E.; per i dettagli consultate la sezione Autoveicoli - Patente di guida).

Devono iscriversi all’A.I.R.E.:
  • i cittadini che trasferiscono la propria residenza all’estero per periodi superiori a 12 mesi;
  • quelli che già vi risiedono, sia perché nati all’estero che per successivo acquisto della cittadinanza italiana a qualsiasi titolo. 
Non devono iscriversi all’A.I.R.E.:
  • le persone che si recano all’estero per un periodo di tempo inferiore ad un anno;
  • i lavoratori stagionali;
  • i dipendenti di ruolo dello Stato in servizio all’estero, che siano notificati ai sensi delle Convenzioni di Vienna sulle relazioni diplomatiche e sulle relazioni consolari rispettivamente del 1961 e del 1963;
  • i militari italiani in servizio presso gli uffici e le strutture della NATO dislocate all’estero.

L’iscrizione all’A.I.R.E. è effettuata a seguito di dichiarazione resa dall’interessato all’Ufficio consolare competente per territorio entro 90 giorni dal trasferimento della residenza e comporta la contestuale cancellazione dall’Anagrafe della Popolazione Residente (A.P.R.) del Comune di provenienza.
All’apposito modulo di richiesta (reperibile nei siti web degli Uffici consolari) va allegata documentazione che provi l’effettiva residenza nella circoscrizione consolare (es. certificato di residenza rilasciato dall’autorità estera, permesso di soggiorno, carta di identità straniera, bollette di utenze residenziali, copia del contratto di lavoro, ecc.). Qualora la richiesta non sia presentata personalmente va altresì allegata una copia del documento d’identità del richiedente.
L’iscrizione può anche avvenire d’ufficio, sulla base di informazioni di cui l’Ufficio consolare sia venuto a conoscenza.
L'iscrizione all'A.I.R.E. é GRATUITA.
Per le modalità di invio dei moduli via mail, fax, ecc. vi suggeriamo di visitare il sito web dell’Ufficio consolare competente per territorio.

L'aggiornamento dell'A.I.R.E. dipende dal cittadino.L'interessato deve tempestivamente comunicare all’ufficio consolare:
- il trasferimento della propria residenza o abitazione;
- le modifiche dello stato civile anche per l’eventuale trascrizione in Italia degli atti stranieri (matrimonio, nascita, divorzio, morte, ecc.);
- il rientro definitivo in Italia;
- la perdita della cittadinanza italiana.

[Non è quindi obbligatorio segnalare l'eventuale acquisto di altre cittadinanze come accade a chi diventa cittadino canadese senza perdere per tale fatto la cittadinanza italiana come stabilito con la legge 91 del 1992 articolo 11 e segg. (qui il testo integrale) [Nota di EB}}

Il mancato aggiornamento delle informazioni, in particolare di quelle riguardanti il cambio di indirizzo, rende impossibile il contatto con il cittadino e il ricevimento della cartolina o del plico elettorale in caso di votazioni.
È importante che il connazionale comunichi il proprio indirizzo in modo corretto e completo attenendosi alle norme postali del Paese di residenza.


La cancellazione dall'A.I.R.E. avviene:

  • per iscrizione nell’Anagrafe della Popolazione Residente (A.P.R.) di un Comune italiano a seguito di trasferimento dall'estero o rimpatrio;
  • per morte, compresa la morte presunta giudizialmente dichiarata;
  • per irreperibilità presunta, salvo prova contraria, trascorsi cento anni dalla nascita o dopo la effettuazione di due successive rilevazioni, oppure quando risulti non più valido l’indirizzo all’estero comunicato in precedenza e non sia possibile acquisire quello nuovo;
  • per perdita della cittadinanza italiana;
  •  
Se avete esperienze diverse grazie di condividerle nei commenti.

08 October, 2018

Emigrati dall'Italia fino al 1975.. e dopo?

Fa piacere che quando in Italia le cose vanno male, ci si ricordi di chi è partito per risolvere i suoi problemi personali e/o famigliari.
Con molta retorica e pochi risultati pratici; infatti dietro ad ogni dichiarazione di affetto non c'è mai nessuna offerta di correzione dell'atteggiamento che ogni emigrato ha sperimentato o sperimenta ogni giorno (AIRE, Carte d'Identità, voto all'estero, assistenza medica, guerra dell'INPS ai residenti esteri, Patronati, servizi consolari, accesso ai servizi on line dello Stato, depositi bancari e postali non movimentati, insegnamento dell'Italiano ai nostri figli, rappresentanze farlocche come Comites e CGIE, Ministro per gli Italiani all'estero diventato dipendente del ministero degli Esteri, RAI international e accesso alle reti Rai ecc. ecc.)

Se il Presidente mattarella è stato così bene informato sulle statistiche demografiche circa gli emigranti partiti dall'Italia FINO al 1975, potrebbe coerentemente citare le cifre DOPO il 1975 e allora scoprirebbe forse che con le impennate degli ultimi anni ci sarebbe più Italia fuori dai confini del Bel paese.
Sul valore di tali Italiani vale la spesa sentire il parere di una esperta antropologa in questo video.
Il messaggio di Mattarella è riportato dall'ufficio stampa RAI che persiste a parlare dell'emigrazione in quel ghetto mediatico e carrozzone clientelare che ha cambiato nome varie volte da RAI INTERNATIONAL a RAI Italia:



Sono davvero lieto di poter inviare, attraverso le telecamere di “L’Italia con voi”, un saluto caloroso a tutti gli Italiani e agli amici dell’Italia che, in ogni parte del mondo, attraverso “Rai Italia” hanno la possibilità di rafforzare il legame con la vita della nostra Patria; e con la nostra, bellissima, lingua italiana.
Durante le mie visite all’estero, come Presidente della Repubblica, ho sempre incontrato le comunità italiane o d’origine italiana, che vivono la loro vita familiare e professionale al di fuori dei confini nazionali. Si tratta di italiani perfettamente integrati nei Paesi in cui vivono ma che non rinunciano alle proprie radici.
Sono tanti. In circa cento anni, tra il 1876 e il 1975, sono emigrati dall’Italia quasi 26 milioni di Italiani. Si tratta davvero di una nazione fuori dalla nazione. Parliamo dei figli lontani, ai quali dalla madre Patria si guarda con ammirazione e con affetto particolari.
Per chi vive in Italia è sempre motivo di orgoglio sapere che le comunità di origine italiana si sono guadagnate, nel tempo, rispetto, stima, considerazione e simpatia per l’impegno dimostrato nel Paese che li ospita, in tanti campi.
Questi successi, naturalmente, non possono far smarrire il ricordo di storie di sofferenza e di privazioni, affrontate con determinazione e con coraggio dai tanti migranti che partirono verso un destino ignoto per porre le basi di una condizione di vita nuova e solida, che non gli era possibile in Patria. 
L’emigrazione italiana ha spesso dimostrato di saper dare un’impronta determinante nei Paesi di approdo, in termini di idee, di energia, di creatività: dalla politica, all’economia, dalla cultura, all’arte. E le comunità italiane vanno particolarmente ringraziate per la cura con cui si occupano anche di tenere vive, in ogni parte del mondo, la cultura e la lingua italiana.
C’è, nel mondo, una grande richiesta di Italia: si avverte, ovunque, attrazione per l’arte, il paesaggio, la cultura, la fantasia, il cibo, la moda, la lingua, la musica, la letteratura d’Italia. L’immagine che del nostro Paese si ha all’estero è migliore -decisamente migliore - di quella che qui, in Patria, talvolta ci rappresentiamo.
Voi italiani nel mondo, figli di emigrati o all’estero per motivi di lavoro o di studio, rappresentate autenticamente gli avamposti, i punti avanzati dell’amicizia tra l’Italia e gli altri Paesi.
In Italia, siamo fieri di voi. Io tengo a esprimervi questo sentimento. 

Agli Italiani all'estero ogni valutazione.

18 August, 2018

Per capire il disastro di Genova

"Chi è morto giace e chi è vivo si da pace" un proverbio che spiega come sulle tragedie che hanno insanguinato il popolo italiano si stende sempre un velo di silenzio e "Bisogna cambiare tutto per non cambiare niente", come scriveva Giuseppe Tomasi di Lampedusa ne "Il Gattopardo"
Spero che nei minuti di silenzio che ovunque vengono proclamati per celebrare le vittime, si levino mute preghiere di suffragio per le vittime. (Qui immagini della cerimonia dal sito di Lettera 43)


Nella ricerca di spiegazioni (no giustificazioni) ho trovato questa ricostruzione  a firma ROBERTO PECCHIOLI che offro a chi vuole capire prima di accusare o, meglio ancora, proporre correttivi.

Ho personalmente sperimentato come la gestione autostradale italiana sia una vera gestione mafiosa quando ho scoperto che guidare in una autostrada italiana durante uno sciopero del personale impone all'automobilista di andare a cercare l'ufficio più vicino della detta società concessionaria "Autostrade per l'Italia" (= Benetton) per pagare l'importo del pedaggio dovuto al Concessionario che ha il diritto di perseguirvi ovunque nel mondo per esigere il pagamento dell'importo dovuto. Ho dovuto pagare dal Canada oltre 90 $ per un pedaggio di meno di 3 (tre!) euro dovuti in un giorno di sciopero proclamato dai sindacati italiani allo scopo di danneggiare il datore di lavoro che invece, forte di una legge che non sapevo esistesse, non solo ha risparmiato sul costo del personale in sciopero ma ha anche guadagnato richiedendo un importo maggiorato per ritardato pagamento. Pazzesco ma lo Stato italiano ha legiferato in materia di diritto del concessionario autostradale a esigere il pagamento dei pedaggi in caso di sciopero.

Come funziona il sistema Stato > Concessionario ?
Ecco una risposta da https://www.maurizioblondet.it/ponte-morandi/

QUELLO CHE NON LEGGERETE SUI GIORNALI/1 – IL CAPITOLO DEL LIBRO DI MARIO GIORDANO, ‘AVVOLTOI’, (che potete acquistare) SULLE AUTOSTRADE, LA GALLINA DELLE UOVA D’ORO CHE DALLO STATO È FINITA A UNA MANCIATA DI PRIVATI: BENETTON E GAVIO (E I LORO SOCI) AMMASSANO MILIARDI SULLE SPALLE DEGLI AUTOMOBILISTI, INVESTENDO MENO DI QUANTO PROMESSO E RINNOVANDO CONCESSIONI ANCHE FINO AL 2050
Per loro una cuccagna, per noi una tassa occulta
L’ex ministro Di Pietro la definì «una cuccagna». Che c’è di meglio che gestire l’autostrada? Stai lì al casello, aspetti che passino le auto e fai i soldi. A ogni Capodanno, cascasse il mondo, arriva l’aumento delle tariffe. Ormai fa parte della tradizione: ci sono il veglione, il panettone, zampone, lenticchie, il conto alla rovescia a Times Square. E i rincari al casello. Dal 1999 a oggi le tariffe autostradali sono aumentate del 75 per cento, a fronte di un aumento dell’inflazione solo del 37 per cento. Non basta? Macché.
 Infatti nel gennaio 2018, puntuale come il botto dello spumante, è arrivato il botto di un ulteriore aumento: in media 2,7 per cento in tutta Italia, ma con punte del 12,89 per cento sulla appena citata Strada dei Parchi, del 13,91 per cento sulla Milano-Genova nel tratto Milano-Serravalle e del 52,69 per cento sull’Aosta-Morgex. Ci sono state proteste, rivolte di pendolari, sindaci in piazza con tanto di fascia tricolore, il magistrato anticorruzione Cantone ha aperto un’inchiesta, Milena Gabanelli si è indignata sul «Corriere» («perché tutti parlano dei sacchetti di plastica e nessuno interviene sui pedaggi?»). Ma nessuno è riuscito a rispondere alla domanda fondamentale: perché le tariffe dell’autostrada aumentano anche quando gli altri prezzi restano fermi? E soprattutto: dove finiscono quei soldi?.... Vedi su DAGOSPIA

13 August, 2018

Invadere vs. emigrare

Sulla "Voce di New York" leggo un coraggioso articolo a firma Fucsia Nissoli che avrei voluto vedere in passato (ossia prima del suo supporto al governo PD di Renzi che bocciò le sue proposte di riacquisto cittadinanza e la forzò a tagliare i fondi all'insegnamento della lingua italiana all'estero).
Non posso che proporlo per una adeguata riflessione urgente  e necessaria.

L’integrazione è prospettiva e saper costruire, altrimenti è invasione

I nostri nonni ed i loro padri, emigrati da una Italia senza opportunità, prima di vantare diritti hanno accettato i doveri derivanti dal loro “status” di immigrati


10 Ago 2018
Oggi, all’inizio di questo nuovo millennio, assistiamo, viceversa, a una invasione di soggetti senza alcuna visione e senza la benché minima volontà di adattamento, che pretendono, oltre a tutti i diritti (di cui non hanno mai goduto nei Paesi di origine) anche la possibilità di “insediare” le loro tradizioni in Paesi, ospitanti, che ne hanno diverse e millenarie
L’integrazione, la condivisione di culture, storie e sensibilità diverse, hanno fatto progredire il mondo. Non si sa chi abbia inventato la matematica e poco importa se i primi furono i fenici, gli egizi o i greci: resta il fatto che la condivisione di questa conoscenza è alla base della modernità. Allo stesso tempo, però, le invasioni hanno provocato danni incalcolabili. Sono due fenomeni in un certo qual modo simili, entrambi “migratori”. I risultati, però, sono enormemente differenti. Le intenzioni ne qualificano la matrice e, quindi, il fine.

L’invasione, infatti, non è fatta solo di eserciti. Gli arabi, quando tentarono di conquistare l’Europa, ammazzavano gli uomini ed i bambini e mettevano incinta le donne, per modificare la radice stessa delle locali popolazioni. Gli europei, al medesimo tempo, hanno perpetrato dominazioni ignobili, basate sulla crudeltà. Se davvero vogliamo guardare al futuro, dobbiamo “dimenticarci”, in qualche modo, di questo passato, altrimenti saremo eternamente vincolarti alle faide, come quelle mafiose. Le razze, in questo, come le “motivazioni” religiose, divengo la vera frattura fra esseri umani e questo è un fatto. Al contempo, però, non possiamo mettere sul medesimo piano quei flussi migratori che hanno consentito la crescita di intere nazioni, con le invasioni di disperati, questo è sicuramente vero, che vengono in Italia solo per avere diritti e nessun dovere.

Certo, non possiamo fare di tutta un’erba un fascio, ma il dubbio, serio, che questa migrazione selvaggia sia stata pianificata e che gli “scafisti” siano solo utili idioti è più che giustificato. Assistiamo a proteste quotidiane, cavalcate dalla sinistra, di immigrati che inneggiano ai loro diritti, per avere le connessioni internet, un cibo migliore, la casa, la sanità … tutti diritti che gli italiani hanno conquistato con lotte e che oggi pagano con il sudore della fronte. Comunque, nulla da ridire: se questi immigrati lavorano, pagano le tasse e contribuiscono al benessere sociale del Paese che li ospita. Nessun problema se accettano le leggi, anche quelle culturali e non scritte, che i loro Governi pretendono siano rispettate dagli stranieri che vanno in quei Paesi.

Però vale la pena ricordare che i nostri nonni ed i loro padri, emigrati da una Italia povera e senza opportunità, prima di vantare diritti hanno, senza indugio, accettato i doveri derivanti dal loro “status” di immigrati. Si sono rimboccati le maniche e, senza alcuna protesta, hanno contribuito alla crescita sociale ed economica di grandi nazioni, fra queste e non ultima, gli Stati Uniti. Molto spesso discriminati – ricordo, per tutti, il caso di Sacco e Vanzetti -, ma sempre prodighi di una visione: costruire. Oggi, all’inizio di questo nuovo millennio, assistiamo, viceversa, a una invasione di soggetti senza alcuna visione e senza la benché minima volontà di adattamento, che pretendono, oltre a tutti i diritti (di cui non hanno mai goduto nei Paesi di origine) anche la possibilità di “insediare” le loro tradizioni in Paesi, ospitanti, che ne hanno diverse e millenarie. Ovvero si propongo di distruggere, in particolare un equilibrio sociale costruito con fatica. I cittadini di Milano conoscono i raid notturni fra migranti sud americani che trasformano le città in campi di battaglia, confrontandosi a colpi di machete, ed anche qui solo uno dei mille esempi.

A questo, mi dispiace, dico no. E, con altrettanta forza, dico no a quei signori che, ricordando la nostra migrazione, vogliono giustificare questo fenomeno. No, non vi è paragone possibile e se qualche nazione, in passato, ha colonizzato quei Paesi africani o latino americani, traendone vantaggi, ebbene, è giunto il momento che ne “paghino il conto”, senza rimandare alle frontiere italiane gli immigrati provenienti da quegli stessi Paesi. Che siano loro a farsi carico dell’indigenza che queste colonizzazioni hanno creato. Io, come donna e come rappresentante di quei nostri connazionali che, con le rimesse, hanno ricostruito l’Italia post bellica, non posso che essere per l’integrazione , ma nel rispetto delle regole che i Governi di sinistra
non hanno mai saputo far rispettare. Sono certa di parlare anche a nome di questi stessi cittadini italiani, che vivono nel mondo quando ribadisco, con forza, che il nostro fenomeno migratorio è stato, nella quasi totalità dei casi, una fortuna per i Paesi che ci hanno accolti. Non mi pare di poter dire lo stesso rispetto al fenomeno che, soli, stiamo affrontando ormai da anni. L’integrazione è un altra cosa.